«Affè! disse scherzando Aramis, bastano gli elogi dei morti, sparliamo un poco dei vivi. Io vorrei dire un tantinello di Mazzarino: è permesso?

«Sempre, sempre! rispose d’Artagnan con uno scroscio di risa; narrate la vostra storiella, e vi applaudirò s’ella è buona.

«Un gran principe, seguitò Aramis, di cui il Mazzarino ricercava l’alleanza, fu da questi invitato a mandargli la nota delle condizioni mediante le quali volesse fargli l’onore di trattare con lui. Il principe, che repugnava alquanto a aver che fare con un simile gaglioffo, fece e inviò la nota a mal in cuore. Vi erano scritte tre condizioni che spiacevano a Mazzarino, ed egli mandò ad offrire al principe di rinunziarvi per dieci mila scudi.

«Ah! ah! esclamarono i tre amici, non era caro, ed ei non aveva da temere d’esser preso alla parola. Che disse l’Altezza?

«L’Altezza spedì tosto cinquanta mila lire a Mazzarino, pregandolo a non iscrivergli mai più, ed offrendogli venti mila lire se si obbligava a non più parlargli.

«Che fece il Mazzarino?

«Si sdegnò? chiese Athos.

«Fe’ bastonare il messaggiero? domandò Athos.

«Accettò la somma? disse d’Artagnan.

«Voi, d’Artagnan, l’avete indovinata, replicò Aramis».