E tutti proruppero in sì clamorose risate che salì l’oste a domandare se avevano bisogno di qualcosa.
Erasi supposto che si battessero.
Alla fine si calmò l’ilarità.
«Possiamo picchiare il signor di Beaufort? propose d’Artagnan. Ne avrei la gran voglia!
«Fate pure, rispose Aramis, il quale conosceva a fondo quell’indole guascona sì accorta e prode che non retrocedeva giammai su verun campo.
«E voi, Athos, che ne pensate? seguitò d’Artagnan.
«Io vi giuro da gentiluomo che rideremo se ci avete garbo.
«Dunque comincio, soggiunse d’Artagnan. Un giorno di Beaufort discorrendo con un amico del signor Principe, gli disse che sulle prime contese di Mazzarino e del Parlamento, ei si era trovato una volta in disputa col signor di Chavigny, e che vedendolo attaccato al nuovo ministro, lui che in tante maniere era collegato all’antico, lo aveva ben bene percosso.
«L’amico, il quale conosceva di Beaufort per uomo di mano assai leggiera, non istupì mica del fatto, e se n’andò correndo a riferirlo al Principe. Si divulga la faccenda, ed ecco che ognuno volge le spalle a Chavigny. Questi ricerca spiegazione della freddezza generale; si va titubanti a manifestargliela; poi v’è persona che si azzarda a dirgli come a tutti faccia sorpresa essersi egli lasciato percuotere dal signor di Beaufort abbenchè principe.
«E chi ha detto che il principe mi aveva percosso? fece il Chavigny.