«Milord, se ho da giudicare da me stessa, il ministro non farà cosa alcuna, o forse anco sarà contro a noi. Già gli sono di peso la presenza mia e quella di mia figlia in Francia: tanto più quella del re. Milord! è cosa trista e quasi vergognosa a dirsi; ma noi abbiamo passato l’inverno al Louvre, senza danaro, senza panni, quasi senza pane, e spesso non alzandoci dal letto per mancanza di fuoco!

«Orrore! esclamò di Winter, la figlia di Enrico IV, la moglie del re Carlo! E perchè non vi rivolgeste a qualunque di noi?

«Ecco l’ospitalità che dà ad una regina il ministro a cui vuole il re ora richiederla.

«Io però aveva udito a discorrere di un matrimonio tra monsignore principe di Galles e madamigella d’Orleans.

«Sì, lo sperai per un momento; essi si amavano, ma la regina che sul principio avea secondato questo amore ha cangiato idee, ma il duca d’Orleans, che aveva incoraggito il cominciamento della loro familiarità, ha proibito alla figliuola di più pensare ad una tale unione. Ah! (continuava la regina senza nemmeno badare a tergere le lacrime) è meglio combattere come ha fatto il re, e morire come forse ei morrà, che vivere mendicando come fo io.

«Coraggio, signora, coraggio! non disperate; gl’interessi della corona di Francia in questo punto tanto compromessi, sono di combattere la ribellione presso il popolo il più vicino. Mazzarino è uomo di Stato, e comprenderà questa necessità.

«Ma siete sicuro, domandò la regina in atto di dubbio, di non essere prevenuto?

«Da chi? fece di Winter.

«Dai Joyce, dai Priedge, dai Cromvello.

«Da un sartore! da un carrettiere! da un birrajo!... Oh! mi lusingo che il ministro non entrerebbe in alleanza con simili uomini.