«Si vada, milord, riprese Enrichetta colla dolorosa dubitanza delle persone che furono per lungo tempo infelici, si vada, e Dio vi ascolti!»

Ella salì in carrozza, e di Winter a cavallo, seguito da due domestici l’accompagnò vicino allo sportello.

XL. Lettera di Cromvello.

Nel momento in cui Enrichetta lasciava il convento per recarsi al Palazzo Reale, smontava da cavallo al portone di quella dimora un tale che avvisava alle guardie aver cose importanti da dire al ministro.

Sebbene Mazzarino avesse sempre paura, siccome aveva però anche più sovente bisogno d’informazioni e consigli, era molto accessibile. Non alla prima porta si trovava la vera difficoltà, facilmente si passava pure la seconda, ma alla terza invigilava oltre la guardia e gli uscieri il fido Bernouin, cerbero cui non rimuoveva parola alcuna, cui non incantava alcun ramo nemmeno se fosse stato d’oro.

E quindi alla terza che accenniamo dovea subire l’interrogatorio formale quegli che chiedeva o reclamava un’udienza.

L’uomo arrivato allora avendo lasciato il suo palafreno legato alle inferriate del cortile, salì la scala grande, e domandò alle guardie nella prima sala:

«Il signor ministro?

«Passate» quelle risposero senza alzare gli occhi, chi di su le carte e chi di su i dadi, e d’altronde contentissime di far capire che non toccava a loro il far l’uffizio di servitori.

Il cavaliero entrò nella sala seconda. A questa stavano in custodia i moschettieri e gli uscieri.