Mazzarino aveva avuto d’uopo di tutte quelle gite in su ed in giù onde calmare l’emozione cagionatagli dall’annunzio di quel piego, ma per quanta perspicacia si avesse, cercava invano qual motivo potesse indurre Cromvello a porsi seco in comunicazione.
Lo straniero si mostrò sulla soglia del gabinetto; teneva in una mano il cappello e nell’altra la lettera.
Mazzarino si alzò.
«Signore, disse, avete una lettera di raccomandazione per me?
«Eccola, Eccellenza» rispose il giovine.
Il ministro prese il foglio, lo dissigillò, e lesse:
«Il signor Mordaunt, uno dei miei segretarj, consegnerà la presente lettera d’introduzione a Sua Eccellenza il signor ministro Mazzarino in Parigi; ed è latore puranco per Sua Eccellenza di una seconda lettera confidenziale».
«Oliviero Cromvello».
«Benissimo, signor Mordaunt, disse il ministro, datemi la seconda, e sedete».
Il giovanetto si levò di tasca l’altro foglio, e lo diede e si assise.