«E sono in Francia coloro?

«Così credo.

«Ditene i nomi! forse gli avrò intesi menzionare, e potrò ajutarvi nelle vostre ricerche.

«Uno chiamavasi cavaliere d’Artagnan.

«Oh milord! se non m’inganno, quel cavaliere d’Artagnan è tenente delle guardie.... ho udito, sì, nominarlo.... ma badate.... quegli mi fa paura, è tutto del ministro.

«Allora poi, fece di Winter, sarebbe l’ultima sciagura, e comincierei a credere che avessimo davvero la maledizione addosso.

«Ma gli altri, gli altri! continuò la regina che si afferrava a quest’ultima speme come un naufrago ai rottami della nave, gli altri, gli altri!

«Il secondo.... lo seppi per caso, giacchè innanzi di battersi contro a noi i gentiluomini ci avevano dato i loro nomi, il secondo era il conte di la Fère... Per i due rimanenti, l’abitudine che avevo a chiamarli con nomi posticci mi fece dimenticare quelli veri.

«Ohimè! e sarebbe però urgente di ritrovarli, soggiunse la regina, poichè stimate che quei degni gentiluomini possano essere tanto utili al re!

«Oh sì, signora! perchè sono quegli stessi, ascoltatemi bene e riproducetevi tutte le vostre rimembranze. Non vi fu narrato come la regina Anna fosse in addietro salvata dal maggior periglio a cui mai si esponesse una sovrana?