«Milord, replicò disperata la regina, voi gli riferirete che nulla io posso fare, che ho sofferto al pari di lui e più; costretta qual sono a mangiare il pane dell’esigilo e chiedere l’ospitalità a falsi amici che si ridono delle mie lacrime, e che in quanto alla sua regia persona, sarà d’uopo che si sacrifichi generosamente e muoja da re. Ed io ne andrò a morire al di lui fianco.
«Signora, signora! esclamò di Winter, Vostra Maestà si abbandona allo scoraggiamento, e forse ancor ci rimane qualche lusinga.
«Non più amici, milord! non più amici nel mondo intero, fuori che voi.... Mio Dio, mio Dio! gridò Enrichetta alzando le braccia verso il cielo, ritraeste a voi tutti i cuori generosi ch’esistevano sulla terra!
«Io spero di no...., seguitò di Winter pensoso, vi ho parlato di quattro uomini.
«Che volete fare con quattro uomini?
«Quattro pieni di zelo, quattro pronti a morire, possono molto, signora, e quelli di che io vi discorro fecero molto in un certo tempo.
«E dove son essi?
«Ah! questo è quello che non so. Da quasi venti anni gli ho perduti di vista; eppure in tutte le occasioni in cui ho veduto il re in pericolo ho ripensato a loro.
«Ed erano vostri amici?
«Uno di essi ebbe tra le sue mani la mia vita, e me la rese; ignoro se sia rimasto mio amico, ma io almeno da quell’epoca sono restato amico suo.