XLII. Come gl’infelici confondono talvolta il caso con la Provvidenza.

«Ebbene, signora? domandò di Winter allorchè la regina ebbe licenziati i servitori.

«Ebbene, milord, accadde quel che avevo preveduto.

«Ricusa?

«Non ve lo avevo detto prima?

«Il ministro ricusa di ricevere il re, la Francia ricusa ospitalità ad un principe infelice? è questa la prima volta!

«Non dissi la Francia, milord, dissi il ministro, ed il ministro non è tampoco francese.

«Ma la regina l’avete vista?

«È inutile, rispose Enrichetta scuotendo mestamente la testa, non dirà di sì la regina quando Mazzarino ha detto di no. Non sapete che quell’italiano guida tutto, e nell’interno e fuori? V’è di più, ed io ritorno a quel che vi ho avvertito: non mi sorprenderebbe che fossimo stati prevenuti da Cromvello. Nel parlarmi egli era in sommo imbarazzo, e nulladimeno saldo nella volontà di negar tutto. E poi, avete osservato la grande agitazione al palazzo reale, l’andare e venire di tanta gente affaccendata? Che avessero ricevuta qualche notizia, milord?

«Non certo d’Inghilterra, o signora; io ho operato con tal sollecitudine da starmi sicuro di non essere stato prevenuto; sono partito tre giorni fa, sono passato per miracolo in mezzo all’armata puritana, ho presa la posta con Tony, mio lacchè, ed i cavalli che abbiamo furono da noi comprati a Parigi. D’altronde son sicuro che il re, avanti di arrischiar niente, attenderà la risposta di Vostra Maestà.