«Il signor di Guitaut, mio zio, mi ha detto adesso che Sua Maestà aveva ricevuto notizie dall’armata.

«Va bene, vado subito».

Nell’istante capitò il signor di Villequier; veniva infatti a chiamare il ministro a nome della regina.

Comminges avea veduto bene, e Mordaunt aveva agito precisamente com’egli raccontava. Traversando la galleria paralella a quella co’ cristalli adocchiò di Winter, il quale attendeva ch’Enrichetta avesse terminate le sue trattative.

A tal vista Mordaunt si fermò ritto, non già ad osservare il quadro di Raffaello, ma come affascinato dall’aspetto di un oggetto tremendo; gli si dilatarono le pupille, gli corse un brivido in tutte le membra, pareva che volesse penetrare fra quell’argine di vetro che lo separava dal suo nemico, imperocchè se Comminges avesse abbadato all’espressione di odio con cui il giovane fissava il ciglio sopra di Winter, di leggieri si sarebbe accorto che quel signore inglese era suo mortale nemico.

Ma egli si fermò, e certamente per riflettere, poichè invece di lasciarsi trasportare dal suo primo impulso, ch’era di andare direttamente incontro a milord di Winter, scese lentamente la scala, uscì dal palazzo a testa bassa, si pose in sella, si trasse col cavallo sul canto della via Richelieu, ed ivi con gli occhi fissi sul cancello, attese che dal cortile si partisse la carrozza della regina.

Nè fu lunga la sua aspettativa, mentre Enrichetta erasi trattenuta da Mazzarino appena un quarto d’ora; ma il quarto d’ora parve un secolo a lui che aspettava. Finalmente la grave macchina che in allora chiamavasi carrozza venne fuori con gran rumore, e di Winter sempre a cavallo si chinò di nuovo allo sportello per discorrere con Sua Maestà.

I cavalli si mossero di trotto, s’incamminarono al Louvre, ed ivi entrarono. Innanzi di partirsi dal convento dei Carmelitani, Enrichetta aveva detto alla sua figlia che venisse ad attenderla al palazzo, dove aveva dimorato per molto tempo, e indi da lei abbandonato perchè la lor miseria pareva ad esse più grave ancora nelle sue sale dorate.

Mordaunt seguitò il cocchio, e quando lo ebbe veduto entrare sotto l’arcata oscura, andò col suo corsiero ad accostarsi ad un muro su cui stendevasi l’ombra, e restò immobile in mezzo alle modanature di Giovanni Goujon, non dissimili da un bassorilievo che rappresenti una statua equestre.

Aspettava, conforme avea già fatto al palazzo reale.