«Da capo! soggiunse la regina, mi figurava che si fosse finita col signor di Beaufort.
«Sì, voi vedeste soltanto il torrente che voleva sconvolgere ogni cosa, e non badaste all’acqua stagnante. Eppure in Francia v’è un proverbio su le acque morte.
«Concludete! fece Anna.
«Ebbene! ripigliò Mazzarino, io tutti i giorni soffro gli affronti che mi fanno i vostri principi e i vostri servitori titolati, tutti automi, i quali non veggono che io li tengo per il loro spago, e che sotto la mia paziente gravità non hanno discoperto il sorriso dell’uomo crucciato che ha giurato fra sè di esser poi una volta il più forte. Facemmo arrestare, è vero, il signor di Beaufort, ma egli era il meno pericoloso di tutti, v’è ancora il signor Principe.
«Il vincitore di Rocroi? pensereste a lui?
«Sì, sì, ci penso spesso.... ma pazienza! come diciamo noi Italiani. Poi, dopo il signor di Condé, v’è il signor duca d’Orleans....
«Che dite mai? il primo principe del sangue, lo zio del re!
«Non già il primo principe del sangue, non lo zio del re, ma il vile cospiratore, che sotto l’altro regno, spinto dal suo carattere capriccioso e fantastico, tormentato da pensieri meschini, consumato da sciocca ambizione, astioso di chiunque lo superasse per lealtà e coraggio, sdegnato di essere un nulla, mercè la sua nullità appunto si fece l’eco di tutte le voci maligne, si fece la molla di tutti i raggiri, accennò di andare innanzi a tutte le brave persone che furono assai stolide per dar fede alle parole di un uomo del sangue regio, e le rinnegò allorchè esse salirono sul patibolo! Non il primo principe del sangue, non lo zio del re, lo ripeto, ma l’assassino di Chalais, di Montmorency e di Cinq-Mars, che oggi si prova a giuocare al giuoco medesimo, e s’immagina di vincere la partita perchè ha cambiato avversario, e perchè invece di aver di fronte un che minacci ha uno che sorride. Ma s’inganna, avrà perduto un tanto nel perdere Richelieu, ed io non ho interesse a lasciare vicino alla regina quel fermento di discordie con cui il defunto ministro fece bollire per venti anni la bile del re!»
Anna arrossì e si celò fra le mani la testa.
«Io non voglio umiliare Vostra Maestà, riprese Mazzarino in tuono di più calma ma di singolare fermezza, voglio che si rispetti la regina, e si rispetti il suo ministro, poichè di faccia a tutti io non sono altro che questo. Vostra Maestà sa ch’io non sono, conforme dicono molti, un burattino venuto d’Italia, e bisogna che tutti lo sappiano al pari di voi, o regina!