«Orsù, che devo fare? domandò Anna, curvatasi sotto quella voce che la dominava.
«Dovete ricercare nella vostra memoria i nomi di quegli uomini fidi e devoti che passarono il mare ad onta di Richelieu, lasciando ovunque tracce del proprio sangue per riportare a Vostra Maestà un certo finimento di gioje ch’Ella aveva donato al signor di Buckingham».
Anna si alzò maestosamente ed irritata, quasi l’avesse fatta balzare una molla di acciajo, e guardando Mazzarino con la dignità e l’alterezza che tanto la rendevano possente in gioventù, ella gli disse:
«Signore! voi m’insultate!
«Voglio infine, egli continuò terminando il suo concetto sospeso dal movimento di lei, voglio che oggi per vostro marito facciate ciò che in addietro faceste pel vostro amante.
«Anche questa calunnia! esclamò la regina, eppure io la credeva estinta e soffocata, poichè sinora me l’avevate risparmiata. Ed ecco che me ne parlate. Ebbene, meglio così! ne sarà discorso fra noi questa volta, e tutto sarà finito: m’intendete?
«Ma signora, fece Mazzarino meravigliandosi di quel ritorno di energia, non chiedo già che mi diciate tutto.
«Ed io tutto vuo’ dirvi, rispose la regina Anna. Dunque ascoltatemi: vuo’ dirvi che di fatti in quell’epoca v’erano quattro cuori zelanti, quattro anime leali, quattro spade fedeli, che mi salvarono più che la vita, mi salvarono l’onore.
«Ah! lo confessate!
«E forse dei colpevoli soltanto è esposto l’onore? e forse non si può disonorare qualcuno, ed in ispecie una donna, con le apparenze? Sì, le apparenze mi stavano contro, ed io era in procinto di esser disonorata; eppure, lo giuro, non ero colpevole: lo giuro....»