La regina cercò una cosa sacra su cui potesse giurare, e tolto da un armadio nascosto dal parato un cassettino di legno di rosa intarsiato d’argento, e posatolo sull’altare, seguitò:
«Lo giuro su queste sacre reliquie! amavo il signor di Buckingham, ma esso non era mio amante.
«E che reliquie sono codeste sulle quali giurate? disse il ministro sorridendo; ve lo avverto, nella mia qualità di Romano io sono incredulo, e vi sono reliquie e reliquie».
La regina si levò di collo una piccola chiave e glie la porse.
«Aprite, gli disse e vedrete da per voi».
Mazzarino, stupefatto, prese la chiave ed aprì il cassetto, in cui non trovò se non un coltello guastato dalla ruggine e due lettere, una delle quali macchiata di sangue.
«Ch’è mai questo? domandò.
«Che cos’è? replicò Anna con gesto da sovrana, e stendendo sul bauletto schiuso un braccio rimasto bellissimo ad onta degli anni, ora ve lo dico: queste due lettere sono le sole ch’io abbia mai scritte; il coltello è quello con cui Felton lo trafisse.... Leggete, signore, e vedrete s’io mentisco».
Non ostante il permesso datogli, Mazzarino, per un sentimento naturale, invece di scorrere i due fogli, pigliò il coltello che Buckingham moribondo si era tolto dalla ferita ed aveva mandato alla regina per mezzo di Laporte. La lama era guastata, essendo il sangue diventato ruggine. Dopo un momento di esame, durante il quale Anna era diventata bianca in viso quanto la tela che ricuopriva l’altare su cui essa appoggiavasi, ei lo rimise nel bauletto con un fremito involontario.
«Basta, signora, ed io sto al vostro giuramento.