«No, no, leggete, ripetè Anna aggrottando le ciglia, leggete: voglio così, così v’impongo, acciò conforme ho deciso si finisca tutto in questa volta e non ritorniamo più su tale argomento. Credete voi (aggiunse con un sorriso terribile) ch’io sia disposta a riaprire questa cassetta a ciascuna delle vostre venture accuse?»
Il ministro soggiogato da tanta energia obbedì quasi macchinalmente, e lesse le due lettere. Con una, la regina richiedeva indietro gli astucci a Buckingham: quella che portata da d’Artagnan era giunta in tempo; con l’altra essa lo preveniva che sarebbe assassinato: questa consegnata al duca da Laporte era arrivata troppo tardi.
«Basta, signora disse Mazzarino, a ciò non v’è che rispondere.
«Signor sì, continuò la regina Anna richiudendo il piccolo mobile ed appoggiandovi sopra la destra, sì, v’è da rispondere qualche cosa: è che io fui sempre ingrata verso quegli uomini che mi salvarono e fecero quanto poterono per salvar lui; è che nulla io diedi al prode d’Artagnan di cui poc’anzi voi parlavate, se non la mia mano al bacio e questo diamante».
La regina, presentando la bella mano al ministro, gli mostrava una pietra superba che le scintillava in dito.
«Egli lo vendè, per quanto pare, seguitò a dire, in un momento di ristrettezza: lo vendè per salvarmi la seconda volta, giacchè fu per ispedire al duca un messaggero ad avvertirlo che doveva essere assassinato.
«Sicchè d’Artagnan lo sapeva?
«Sapeva tutto. Come faceva mai? Lo ignoro. Ma in somma lo vendè a Des Essarts, in dito al quale io lo vidi e da cui lo ricomprai. Per altro questo diamante gli appartiene, e quindi voi, signore, restituiteglielo a nome mio, e poichè avete la sorte di aver presso di voi un uomo tale, procurate di rendervelo utile.
«Grazie, disse Mazzarino, profitterò del consiglio.
«E adesso, fece la regina come abbattuta dalla soverchia emozione, avete altro da domandarmi?