«Nulla, signora, disse il ministro col tuono il più carezzevole, se non che supplicarvi di perdonarmi i miei ingiusti sospetti; ma vi amo tanto che non è meraviglia se sono geloso, anche del passato».
Passò sul labbro alla sovrana un sorriso di espressione impossibile a definirsi.
«Or bene, se non avete altro da chiedermi, lasciatemi: dovete comprendere che dopo una scena simile ho d’uopo di esser sola».
Mazzarino s’inchinò.
«Io mi ritiro, signora.... mi permettete di tornare?
«Sì, ma domani; non sarà troppo questo tempo per rimettermi in quiete».
Il ministro prese la destra della regina, la baciò con galanteria, e se ne andò.
Appena fu uscito, la regina passò nell’appartamento di suo figlio, e domandò a Laporte se il re era coricato. Laporte le additò il fanciullo, che dormiva.
Anna salì i gradini del letto, appressò le labbra alla fronte alquanto rugata del figliuolo, e vi diè sopra un bacio. Indi si ritirò in silenzio come era venuta, limitandosi a dire al cameriere:
«Procurate, caro Laporte, che il re faccia più buon viso al ministro, a cui esso ed io abbiamo sì grandi obblighi».