Friquet era in gran gala, e col pretesto di una flussione, che si era procurata momentaneamente col cacciarsi una quantità di noccioli di ciriegie da una parte della bocca, aveva ottenuto dal suo superiore Bazin la vacanza per tutta la giornata. Sul principio Bazin gliel’aveva ricusata, essendo di mal umore, prima per la partenza di Aramis ch’era andato via senza dirgli dove andasse, e poi per dover assistere a una messa detta in favore di una vittoria che non istava d’accordo colle sue opinioni (Bazin, noi ce lo rammentiamo, era un della Fronda, e se vi fosse stato caso che in tale solennità il bidello si assentasse come un semplice cantore, egli avrebbe di sicuro avanzata al superiore la stessa domanda che a lui si faceva); aveva ricusato, noi dicevamo, la richiesta vacanza, ma alla sua presenza si accrebbe cotanto la flussione di Friquet, che per l’onore del corpo dei cantori il quale sarebbe stato compromesso da siffatta deformità, finì col cedere benchè brontolando. Friquet arrivato sull’uscio aveva sputata la sua flussione, e mandato dalla parte di Bazin uno di quei gesti che rendono i monelli di Parigi superiori a tutti gli altri monelli dell’universo. E dell’osteria poi si era disbrigato naturalmente col dire che doveva servire la messa a Nostra-Donna.

Sicchè Friquet era libero, e conforme accennammo si era vestito col suo maggior lusso; teneva specialmente, come ornamento rimarchevole della sua persona una di quelle buffe indescrivibili che stanno framezzo al berretto del medio evo e al cappello dei tempi di Luigi XIII. La madre gli aveva fabbricato quel curioso copri-zucca, e forse per ghiribizzo o per mancanza di roba uniforme, si era mostrata poco premurosa di assortire i colori, in guisa che quel capolavoro di berretteria del secolo decimosettimo era da un lato giallo e verde, e dall’altro bianco e rosso. Bensì Friquet, stato sempre propenso per la varietà dei tuoni, se lo portava, ad onta di tutto questo, glorioso e trionfante.

Uscito d’appresso a Bazin, si mise a correre verso il Palazzo Reale; vi arrivò nel momento che ne veniva fuori il reggimento delle guardie; e siccome non era là per altro che per godere della vista di questo e profittare della musica, si piantò alla testa della truppa, battendo il tamburo con due pezzi di lavagne, e da tale esercizio passando a quello della trombetta, che contraffaceva naturalmente con la bocca in sì bella maniera da averne riscosso più di una volta grandi elogi per parte degli amatori dell’armonia imitativa.

Cotesto divertimento durò dalla barriera dei Sergenti sino alla piazza Nostra-Donna, e Friquet v’ebbe veramente piacere; ma quando il reggimento si fermò, e le compagnie distendendosi penetrarono fino nel cuore della città-vecchia, mettendosi in fila all’estremità della via San Cristoforo, vicino alla strada Cocatrix dove abitava Broussel, allora Friquet, ricordandosi di non aver fatto colazione, cercò da che lato potrebbe volgere il passo onde adempiere a quell’atto importantissimo della giornata, ed avendovi maturamente riflettuto decise che dovesse toccare al consigliere Broussel di provvedere a quel suo piccolo pasto.

In conseguenza prese lo slancio, giunse ansante e affannoso davanti al portone del consigliere, e bussò forte.

Sua madre, vecchia serva di Broussel, venne subito ad aprire.

«Che vieni tu a far qui, biricchino? essa disse, e perchè non sei a Nostra-Donna?

«C’ero, mamma mia, rispose Friquet, ma ho visto che succedevano cose che andavano avvisate a messer Broussel, e col permesso del signor Bazin, sapete pure, mamma, Bazin il bidello, son corso qua per parlare al signor Broussel.

«E che gli vuoi dire, scimmiotto?

«Vuo’ discorrere proprio con lui.