Mentre si discuteva su ciò che avea da farsi, tornò Comminges luogotenente delle guardie, laceri i panni e insanguinato il volto. Al vederlo comparire la regina diè un urlo di sorpresa, e addimandò che mai fosse.

Era che, all’aspetto delle guardie, secondo avea presagito il prevosto dei mercanti, gli spiriti si erano inaspriti. S’era preso possesso delle campane e suonato a stormo. Comminges aveva retto benissimo, ed arrestato un uomo che sembrava uno de’ principali agitatori, e per dare un esempio, comandato ch’ei fosse appeso alla croce del Trahoir. In conseguenza i soldati aveano trascinato colui onde eseguir l’ordine; ma sui mercati questi erano stati assaliti a sassate e colpi di alabarda; il ribelle avea côlto il momento per fuggire, presa la via Tiquetonne, e si era cacciato in una casa di cui immediatamente erano state sfondate le porte.

Inutile era sortito quell’atto di violenza, nè si aveva saputo ritrovare il reo. Comminges avea lasciato un corpo di guardia nella strada, e col resto del suo distaccamento era tornato al Palazzo Reale a render conto alla regina di quanto accadeva. Giù pel cammino lo inseguivano grida e minacce; parecchi de’ suoi uomini erano stati feriti di lancia e di alabarda, ed egli stesso côlto da una palla che gli aveva spaccato un ciglio.

Il racconto di Comminges consolidava l’opinione del prevosto dei mercatanti. Non si era in grado di far fronte ad una grave sommossa. Il ministro fece sparger voce che le truppe non eransi schierate su gli scali e il Ponte Nuovo se non per l’opportunità della cerimonia e immantinente si ritirerebbero. Realmente, intorno alle quattro ore di sera, si concentrarono tutte verso il Palazzo Reale; fu messo un corpo di guardia alla barriera dei Sergenti, un altro ai Ciechi (Quinze-Vingts), e il terzo finalmente sul poggetto di San Rocco. Si empierono i cortili ed i pian terreni di svizzeri e moschettieri, e si aspettò.

Ecco a qual punto stavano le cose quando noi introducemmo i nostri leggitori nel gabinetto di Mazzarino, stato in addietro del Richelieu; da noi si vide in quale situazione di mente egli ascoltava il mormorio del popolo che giungeva sino a lui e l’eco delle schioppettate che si udiva puranco nella sua camera.

Ad un tratto egli alzò il capo, mezzo aggrottate le ciglia siccome uno che ormai sia deciso, fissò gli occhi sovra un enorme orologio a pendolo ch’era prossimo a suonare le sei, e prendendo un fischio di argento indorato, collocato sul tavolino a portata della sua mano, diede due fischiate.

Una porta nascosta dal parato si aperse senza alcun rumore, e si avanzò in silenzio un uomo vestito a nero, e stette ritto dietro alla poltrona.

«Bernouin, disse il ministro senza nemmeno voltarsi, perocchè, avendo dati due fischi, sapeva che doveva esser là il suo cameriere, quali sono i moschettieri di guardia al Palazzo?

«Monsignore, i moschettieri neri.

«Qual compagnia?