Questo frustò, e gli animali si apersero ampio varco tra la calca. Però, arrivati allo scalo, bisognò fermarsi. La vettura ribaltò, i cavalli erano trasportati, pigliati, acciaccati dalla gente. Raolo a piedi, non avendo avuto agio di montar di nuovo in sella, stanco di menar colpi di piatto della spada, come le guardie di darne col piatto delle lame, cominciavano a far uso della punta. Però questo tremendo ed ultimo compenso non poteva far altro che inasprire la moltitudine. Tratto tratto si principiava a veder anche a rilucere tra questa o la canna di un moschetto o la lama di una sciabola; si udivano delle schioppettate, che, quantunque tirate per aria, scuotevano il cuore a tutti, e proseguivano a piovere dai balconi i projettili. Si ascoltavano voci che si odono soltanto nei giorni di sommossa, si miravano volti che solo si veggono nei giorni più sanguinolenti. Le grida: a morte le guardie! nel fiume l’uffiziale! ricoprivano quel tumulto ancorchè immenso. Raolo, con il cappello tutto guastato, il viso insanguinato, sentiva che non solo le forze ma anco la ragione cominciavano ad abbandonarlo; i suoi occhi si avvolgevano in densa nebbia rossiccia, ed a traverso a questa scorgeva cento braccia accanite stendersi incontro a lui pronte ad afferrarlo appena cadesse. Comminges si strappava per la rabbia i capelli nella vettura ribaltata. Le guardie non potevano dar ajuto a veruno, occupate ciascune alla propria difesa. Era finita! il legno, cavalli, militi, satelliti e prigioniero forse anche tutti, stavano sul punto di esser ridotti in pezzi.... Ma ad un tratto suonò una voce a Raolo ben cognita, e brillò per aria una larga spada, e nel medesimo istante la folla si diradò, bucata, atterrata, schiacciata, e un ufficiale dei moschettieri, battendo e tagliando a destra e a manca, corse inverso a Raolo, e lo prese fra le sue braccia nel momento ch’esso era per cadere.
«Cospettone! esclamò l’ufficiale, lo hanno dunque assassinato! oh in tal caso, guai a loro! guai!»
E si volse in atto sì spaventevole per forza e per collera, che i più accaniti ribelli si buttarono uno sull’altro onde fuggire, e ve ne furono taluni che rotolarono persino nella Senna.
«Signor d’Artagnan! balbettò Bragelonne.
«Sì, cospettone! io in persona, e, secondo pare, per vostra buona sorte, amico mio.... Ehi! qua voi altri! urlò d’Artagnan, drizzatosi sulle staffe ed alzando la spada, chiamando colla voce e col gesto i moschettieri, che non aveano potuto seguirlo tanto era stata rapida la sua corsa; Ehi! animo! sgombrate tutta questa gente! ai moschetti! portate, armi! caricate, armi!»
A quei comando i monti di plebe si abbassarono sì improvvisamente che d’Artagnan non potè frenarsi dal ridere.
«Grazie, d’Artagnan, disse Comminges, mostrandosi per metà dello sportello della vettura andata giù, grazie, mio giovane gentiluomo.... Il vostro nome? acciò io lo riferisca alla regina».
Raolo si accingeva a rispondere. D’Artagnan gli si chinò all’orecchio.
«Tacete, gli disse, e lasciate che risponda io».
E girandosi a Comminges: