«Ehi, briccone! fermati! urlò d’Artagnan, e porta qua codesta bestia!....»

Friquet udì benissimo, ma fece da sordo, e procurò di seguitare avanti.

Per un poco d’Artagnan ebbe voglia di andargli appresso; ma non gli parve opportuno lasciar solo Raolo; e quindi si limitò a cavar fuori una pistola e caricarla.

Friquet aveva l’occhio accorto e l’orecchio fino; vide il gesto del tenente, udì il rumore del grilletto, fermò di botto il palafreno.

«Oh! siete voi, signor uffiziale, esclamò venendo inverso d’Artagnan! davvero, ho caro d’incontrarvi».

Il tenente guardò attento Friquet, e ravvisò il ragazzaccio della via della Calandra.

«Ah! disse, sei tu, briccone? vien qua.

«Sì, son io, signor militare, rispose lo sguajato con i suoi modi sdolcinati.

«Dunque hai cambiato mestiere? dunque non sei più cantore di chiesa? dunque non sei più garzone di osteria? dunque sei ladro di cavalli?

«Uh, signor uffiziale! e s’ha egli a dir codesto? s’ha egli a dire? esclamò Friquet, cercavo il gentiluomo padrone di questo animale, bel cavaliero veh! coraggioso come un Cesare. (E fingeva veder allora Bragelonne per la prima volta) Ohi! non m’inganno, eccolo qua!.... Signore, non vi scorderete mica del garzone, eh?»