«Ah signora! disse correndo inverso d’Artagnan, questo signore può dirvi il tutto meglio di me, giacchè è il mio salvatore. Senza di lui, forse in questo momento sarei acchiappato nelle reti di San Cloud, giacchè non si discorreva di niente meno che di buttarmi nel fiume. Parlate voi, d’Artagnan».
D’Artagnan, dacchè era tenente dei moschettieri, si era trovato forse cento volte nel medesimo appartamento che la sovrana, ma questa mai nè poi mai gli avea rivolto il discorso.
«Ebbene? disse Anna, dopo avermi renduto un tal servigio, voi tacete?
«Ah! egli rispose, nulla ho da dire se non che la mia vita è ai comandi di Vostra Maestà, e non sarò pago se non nel giorno in cui per Lei io la perda.
«Lo so, lo so, replicò la regina, e da un pezzo. E perciò mi è grato potervi dare questa pubblica dimostrazione della mia stima e della mia riconoscenza.
«Permettetemi, Maestà, soggiunse d’Artagnan, di cederne porzione al mio amico, antico moschettiere della compagnia di Tréville, al pari di me (e calcava su queste parole) e che fece prodigi.
«Il suo nome? chiese Anna.
«Ne’ moschettieri si chiamava Porthos....»
La regina si scosse.
«Ma il suo vero nome, terminava d’Artagnan, si è cavaliere du Vallon.