«Di Bracieux di Pierrefonds, aumentò Porthos.
«Sono troppi nomi perch’io me li ricordi tutti, e non vuo’ rammentarmi che del primo, ribattè graziosamente la regina».
Porthos s’inchinò.
D’Artagnan mosse due passi indietro.
Nel momento fu annunziata la venuta del Coadjutore.
Nella regia comitiva fuvvi un grido di sorpresa. Benchè il Coadjutore avesse predicato la mattina, tutti sapevano ch’ei propendeva per la Fronda, e Mazzarino invitando l’arcivescovo di Parigi a far predicare suo nepote, aveva avuto di sicuro l’intenzione di dare al signor di Retz una di quelle botte all’italiana che tanto lo divertivano.
Realmente, all’uscire da Nostra-Donna il Coadjutore aveva saputo il fatto. Sebbene fosse impegnato coi principali soggetti della Fronda, non lo era tanto da non poter battere la ritirata se la corte gli offeriva i vantaggi da lui ambiti ed ai quali la dignità di Coadjutore non era che un semplice avviamento. Il signor di Retz voleva essere arcivescovo e rimpiazzare suo zio, e quindi cardinale. Il partito popolare difficilmente poteva accordargli questi favori assolutamente regali. Egli dunque si recava al palazzo per fare i suoi complimenti alla regina sopra la battaglia di Lens, determinato anticipatamente ad agire a pro o contro la corte secondo che il suo complimento fosse ricevuto o bene o male.
Fu annunziato, entrò; ed al suo aspetto, in tutta la corte trionfante si accrebbe la curiosità onde udire le sue parole.
Il Coadjutore aveva di per sè solo tanto spirito quanto tutti coloro che stavano là riuniti per burlarlo. E quindi mise tale abilità nel suo discorso, che gli astanti vogliosi di ridere non ne trovavano modo nè motivo. Egli finì col dire che poneva il debole suo potere al servizio di Sua Maestà.
La regina mostrò gustare assai l’arringa del Coadjutore sin che questa durò; ma terminata che fu con quella frase, l’unica che diè campo a molte facezie, Anna si volse, ed una occhiata che lanciò verso i suoi favoriti, indicò ad essi qualmente ella abbandonava in balìa di loro il Coadjutore. Tosto i più giovani individui della corte si scagliarono nelle burle e nell’ironia.