E voltatosi verso Porthos continuò:
«Ohimè! la faccenda s’imbroglia.... non mi piacciono le contese fra persone di tal fatta».
Gondy si ritirò spargendo benedizioni dovunque passava e procurandosi maliziosamente il piacere di far inginocchiare ai suoi piedi ancora i servi de’ suoi nemici.
«Oh! mormorò quando fu alla porta del palazzo, corte ingrata, corte perfida, corte vile! domani t’insegnerò a ridere, ma in ben altra maniera!»
Però, mentre al Palazzo Reale si facevano stravaganze di allegrezza per aumentare il buon umore della sovrana, Mazzarino, uomo di senno, e che d’altronde aveva tutta la previdenza della paura, non perdeva già il tempo in ischerzi vani e pericolosi; era uscito subito dopo al Coadjutore, chiudeva i suoi conti, serbava il suo oro, e da operaj di confidenza faceva fare dei nascondigli nelle pareti.
Il Coadjutore, tornato alla propria dimora, intese che un giovane colà venuto, dopo ch’ei si era partito, lo attendeva tuttavia. Domandò il nome di colui, e balzò di giubilo all’udire che si chiamava Louvieres.
Corse tosto nel suo gabinetto. Difatto era là il figlio di Broussel, ancor furibondo e disperato pel contrasto avuto con le genti del re. L’unica precauzione che avesse presa per venire all’arcivescovado era stata di lasciare l’archibugio in casa di un amico.
Il Coadjutore gli si fe’ incontro e gli porse la mano. Il giovanetto lo guatò come se avesse voluto leggergli nel cuore.
«Caro Louvieres, disse Gondy, siate persuaso che prendo molto interesse alla vostra disgrazia.
«Davvero? parlate sul serio?