«È mezzogiorno, sarò da voi a mezzanotte.
«S’io non vi fossi, attendetemi.
«Ottimamente: a mezzanotte, monsignore.
«A mezzanotte, Louvieres carissimo».
Il Coadjutore, rimasto solo, chiamò a sè tutti i sottoposti con cui aveva più stretta relazione. A capo a due ore ne ne aveva radunati trenta addetti alle parrocchie più popolose di Parigi.
Raccontò ad essi l’insulto fattogli nel Palazzo Reale, e riferì le celie di Beautin, del duca di Villeroy e del maresciallo di la Meilleraye. E coloro gli domandarono che si avesse da fare.
«La cosa è semplice, ei disse, buttate giù quel miserabile pregiudizio del timore e del rispetto pei re; rendete noto che la regina ci tiranneggia; ripetete forte, in guisa che ciascuno lo sappia, che le sciagure della Francia provengono tutte dal Mazzarino suo amante e corruttore; principiate l’opera vostra, oggi, subito, e fra tre dì vi aspetto al resultato. Inoltre, se qualcuno di voi ha da darmi un consiglio si trattenga e lo ascolterò con piacere».
Rimasero tre dei convocati: quelli di S. Mery, di S. Sulpizio e di S. Eustachio.
Gli altri si ritirarono.
«Voi dunque opinate di potermi ajutare anco più efficacemente che i vostri colleghi? disse di Gondy.