«Andiamo a vedere il vostro mendico, e se è qual me lo dipingete, avete ragione, voi siete quello che ha raccapezzato il vero tesoro».
Gondy si vestì da cavaliero, si mise un cappellone largo con la penna rossa, e alla cintola una lunga spada, e gli sproni agli stivali, ed avvoltosi in un ampio ferrajuolo andò col suo subalterno.
Il Coadjutore ed il compagno traversarono tutte le strade che separano l’arcivescovado dalla chiesa di Sant’Eustachio, esaminando attentamente lo spirito e le disposizioni del popolo. Il popolo era agitato, ma simile ad uno sciame di api aizzate, pareva non sapesse su qual luogo piombare, ed era evidente che se non gli si trovavano dei capi tutto sarebbe finito con un vano ronzio.
Arrivati in via des Prouvaires, quegli che andava col coadjutore stese la mano verso l’atrio della chiesa, e disse:
«Eccolo.... è al suo posto».
Gondy guardò dalla parte indicatagli, e vide un povero seduto sopra una seggiola ed appoggiato a uno dei cornicioni; aveva desso una piccola secchia, e teneva in mano un aspersorio.
«Sta egli là per privilegio? chiese Gondy.
«No, monsignore: si è combinato col suo predecessore per l’incarico di dar l’acqua benedetta.
«Combinato?
«Sì, sono incumbenze che qui si affidano a questa classe di persone, tra le quali avvi alcuno talvolta che se la passa benone.