Pareva che tutta la città fosse abitata da esseri fantastici; si vedevano tacite e squallide ombre che smovevano il selciato delle strade, altre che trascinavano e buttavano giù delle carrette, e parecchie che scavavano fosse capaci a seppellire intere compagnie di cavalcanti. Tutte quelle persone tanto attive andavano, e venivano, e correvano, alla guisa di tanti demoni che compissero qualche opra loro a tutti incognita: erano gli accattoni del cortile dei Miracoli, erano gli agenti del dispensatore d’acqua benedetta dell’atrio di Sant’Eustachio, i quali apparecchiavano le barricate per l’indomani.
Gondy considerava quegli uomini delle tenebre, quegli operai notturni, con un tal quale spavento: in fra sè domandava se dopo aver fatto uscire dalle loro tane tutte quelle immonde creature, avrebbe tanto potere da farvele tornare. Quando alcuno di quegli esseri gli si avvicinava, stava lì lì per farsi il segno di croce.
Arrivò in via Sant’Onorato, e seguitò lunghessa fino verso quella della Ferronnerie. Ivi cangiò l’aspetto: vi erano mercatanti che correvano da una bottega all’altra; le porte sembravano chiuse come li sportelli, ma erano soltanto accoste, in guisa che si aprivano e si rinserravano subito per dare accesso ad uomini che pareva temessero di lasciar vedere ciò che recavano... e cotesti erano i bottegai, i quali avendo delle armi ne imprestavano a coloro che non ne avevano.
Un tale correva da un uscio all’altro, cedendo sotto al peso delle spade, degli archibugi, de’ moschetti, e d’armi d’ogni genere, che di mano in mano andava posando. E al lume di un lampione il Coadjutore ebbe in esso ravvisato Planchet.
Il signor di Gondy giunse sull’argine della strada della Zecca; colà comitive di borghesi co’ ferrajuoli neri o bigi, secondo che appartenevano al ceto alto o basso dei cittadini, se ne stavano immobili, mentre diversi uomini soli e isolati si trasferivano da una combriccola all’altra. Tutti quei pastrani neri e bigi erano tirati in su di dietro dalla punta di una spada, e davanti dalla canna di un archibugio o di un moschetto.
Arrivato sul Ponte Nuovo, il Coadjutore trovò un uomo che vi stava di guardia.
Il quale gli si appressò dicendo:
«Chi siete? io non vi riconosco per uno dei nostri.
«Perchè non riconoscete i vostri amici, mio caro signor Louvieres», disse il sig. di Gondy levandosi il cappello.
Louvieres allora ravvisatolo fece un inchino.