Gondy continuò la sua ispezione, e scese fino alla torre di Nesle. Là vide una lunga fila di gente che andava rasente alle muraglie. L’avreste detta una processione di fantasime, perocchè erano tutti avvolti in manti bianchi. Pervenuti a un certo punto, tutti quegli uomini sembravano annientarsi un dopo l’altro quasi che fosse loro mancato il terreno sotto i piedi. Gondy posatosi colle gomita sur un angolo della strada, li osservò sparire dal primo sino al penultimo. L’ultimo alzò gli occhi, senza dubbio per accertarsi che non si facesse la posta a lui ed ai compagni, e ad onta dell’oscurità potè distinguere Gondy. S’incamminò direttamente verso a lui, e gli piantò la pistola alla gola.
«Olà, signor di Rochefort! disse ridendo il Coadjutore, non burliamo con le armi da fuoco».
Rochefort riconobbe la voce.
«Ah! disse, siete voi, monsignore!
«Io, sì... ma che genti conducete così nelle viscere della terra?
«Le mie cinquanta reclute del cavaliere di Humieres, destinate ad entrare nei cavalleggeri, e che hanno per unica montura ricevuti i pastrani bianchi.
«E andate?...
«Da uno scultore mio amico.... ma scendiamo da una botola per dove introduce i suoi lavori di marmo.
«Benissimo!» disse Gondy.
E diede una stretta di mano a Rochefort, il quale andò d’abbasso e si chiuse dietro la botola.