Battè la ritirata verso il quartiere dei mercanti; e là s’intoppò in Planchet e nei di lui alabardieri. Le alabarde si distesero minacciose dalla sua parte; voleva passare addosso a tutti quei cappotti bigi, ma i cappotti bigi stettero saldi, ed il maresciallo retrocedè verso la strada Sant’Onorato, lasciando sul campo quattro delle sue guardie ch’erano state ammazzate pian pianino coll’arme bianca.
Allora si avviò nella contrada Sant’Onorato. Ivi scontrò le barricate del mendico di S. Eustachio. Erano queste custodite non solo da uomini armati, ma anche da donne e ragazzi. Messer Friquet possessore di una pistola e di una spada dategli da Louvieres aveva ordinata una truppa di monelli simili a lui, e faceva un susurro da sbalordire.
Il maresciallo reputò quel punto guardato meno bene degli altri, e fissò di forzarlo. Fece smontare venti uomini per aprire e sfondare la barricata, mentre egli e il resto della sua truppa a cavallo proteggerebbero gli assalitori. I venti camminarono direttamente verso l’ostacolo, ma là, di dietro ai travi, di fra le ruote dei barrocci, di su dalle pietre, si partì una fucilata terribile, ed allo strepito di questa gli alabardieri di Planchet comparvero sul canto del cimitero degli Innocenti, ed i borghesi di Louvieres sul canto della via della Zecca.
Il maresciallo di La Meilleraye era sorpreso in fra due fuochi.
Era coraggioso, e in conseguenza decise di morire là dove si trovava. Rese botte per botte, e tra la folla cominciarono ad eccheggiar urli di dolore. Le guardie, meglio esperte, tiravano più a segno; i borghesi, però, più numerosi le opprimevano con una vera burrasca di ferro. Attorno a lui cadevano gli uomini conforme avrebbero potuto fare a Rocroy od a Lerida. A Fontrailles, suo ajutante di campo, era stato rotto un braccio; il cavallo di questo aveva ricevuto una palla nel collo, ed egli stentava a frenarlo, dacchè la doglia lo faceva diventare quasi matto. Insomma egli era in quel momento supremo in cui il più prode si sente il brivido nelle vene e il sudore della fronte, quando ecco ad un tratto diradarsi la folla sulla parte di via dell’Albero secco esclamando: «Viva il Coadjutore!» e comparve Gondy, tranquillo in mezzo alle schioppettate, distribuendo a diritta e a sinistra le sue benedizioni colla stessa calma che se conducesse la processione del Corpus Domini.
Tutti s’inginocchiarono.
Il maresciallo, riconosciutolo, gli corse incontro.
«In nome del cielo! gli disse, levatemi di qua, o ci lascio la pelle insieme con tutti i miei».
Era tale tumulto che non avrebbe dato campo a sentire tuoni e saette. Gondy alzò la mano e reclamò il silenzio: ognuno si tacque.
«Figliuoli, ei disse, ecco il signor maresciallo di La Meilleraye, sulle di cui intenzioni voi vi siete ingannati, e che s’impegna al suo ritorno al Louvre di chiedere in nome vostro alla regina la libertà del nostro Broussel. Vi c’impegnate, maresciallo? continuò rivolgendosi a La Meilleraye.