«I cancelli? son buoni per cinque minuti; i cancelli? saranno torti, staccati, spezzati!.... Non tirate, cospettone! urlò d’Artagnan spalancando la finestra».
Ad onta della sua raccomandazione che fra il grande susurro non poteva essere intesa, si udirono tre o quattro spari di moschetto; poi succedè una fucilata terribile; si sentivano battere le palle su la facciata del Palazzo Reale; una di esse passò sotto al braccio a d’Artagnan, ed andò a rompere uno specchio in cui si guardava Porthos con la massima compiacenza.
«Ohimè! brontolò il ministro, uno specchio di Venezia!
«Ah monsignore! disse d’Artagnan chiudendo tranquillamente le imposte, non piangete ancora, non merita il conto, giacchè è probabile che in tutto il Palazzo Reale fra un’ora non ne resti più uno de’ vostri specchi, o siano di Venezia o di Parigi.
«Ma allora di che parere sareste? chiese tremando Mazzarino.
«Per Diana! di render loro Broussel, poichè ve lo domandano. Che diavolo volete farvi di un consigliere del parlamento? e’ non è buono a nulla!
«E voi, signor du Vallon, di che opinione siete? che fareste?
«Restituirei Broussel, rispose Porthos.
«Venite, venite!.... ne vuo’ parlar subito alla regina».
Mazzarino giunto in fondo alla galleria si fermò.