«Ah! maresciallo, siete qua! esclamò Anna lietissima; spero che abbiate ridotta alla ragione tutta quella canaglia?

«Signora, ho lasciati tre uomini al Ponte-Nuovo, quattro ai mercati, sei sul canto di via dell’Albero secco e due alla porta del vostro palazzo, quindici in tutto; riconduco meco dieci o dodici feriti; il mio cappello è rimasto non so dove portato via da una palla, e secondo ogni probabilità sarei restato senza ferrajuolo se non fosse venuto il signor Coadjutore a darmi ajuto e levarmi dall’impaccio.

«Già! fece la regina, mi avrebbe fatto meraviglia di non vedere quel cagnuolo colle gambe torte intricato in questa faccenda!

«Maestà, soggiunse ridendo la Meilleraye, non ne dite molto male davanti a me, giacchè il servizio che mi ha renduto è ancora caldo caldo.

«Va bene, siategli grato quanto volete, ma io non sono obbligata a niente; siete sano e salvo, ed ecco quel che bramavo; siate dunque non solo ben venuto, ma anche ben tornato.

«Sì, ma ben tornato con un patto, cioè di trasmettere alla Maestà Vostra i voleri del popolo.

«Voleri! disse Anna inarcando le ciglia. Oh! signor maresciallo, bisogna che vi siate trovato in grandissimo rischio per incaricarvi di sì strana ambasciata!»

Tali parole furono pronunziate con un tuono d’ironia, di che ben si accorse la Meilleraye.

«Perdonate, signora, ei rispose, io non sono avvocato, son uomo di guerra, e in conseguenza forse comprendo malamente il valore delle parole: desiderio, e non volere, del popolo, avrei dovuto dire. In quanto a ciò che mi fate l’onore di rispondermi, credo intendiate dirmi che ho avuto paura».

La regina sorrise.