Il mendico avea ripreso il suo posto nell’atrio di Sant’Eustachio, dando sempre l’acqua benedetta con una mano, coll’altra chiedendo elemosina; e nessuno s’immaginava quelle due mani aver prestato ajuto onde cavare dal sociale edifizio la pietra fondamentale della regia dignità.

Louvieres era contento e superbo: si era vendicato del Mazzarino, ed aveva contribuito molto a fare scarcerare il proprio genitore; il suo nome erasi ripetuto con terrore nel Palazzo Reale, ed egli ridendo diceva al consigliere restituito alla famiglia:

«Credete, padre mio, che se adesso io chiedessi alla regina il comando di una compagnia, ella me lo concederebbe?»

D’Artagnan aveva profittato del momento di calma per rimandar indietro Raolo, cui a stento avea tenuto rinchiuso durante la sommossa, e che intendeva assolutamente sguainare la spada o per l’uno o per l’altro — Raolo sul principio fece qualche obbiezione, d’Artagnah gli parlò in nome del conte di la Fère, ed egli, dopo essere andato a fare una visita alla signora di Chevreuse, partì per raggiungere l’armata.

Rochefort solo trovava le cose terminate malissimo; scrisse al signor duca di Beaufort di venire; il duca arriverebbe quanto prima e troverebbe Parigi tranquillo.

Andò dal Coadjutore per domandargli se si dovesse dare avviso al principe di fermarsi per la via; ma Gondy riflettè un poco e gli disse:

«Lasciatelo continuare il suo viaggio.

«Ma dunque non è finita? disse Rochefort.

«Eh vi pare! caro conte, siamo ancora al principio.

«Da che lo arguite?