«Dalla cognizione che ho del cuore della regina: non vorrà rimaner battuta.
«Apparecchia ella forse qualche cosa?
«Spero di sì.
«Animo, là, che sapete?
«So che ha scritto al signor Principe di tornare sollecitamente dall’armata.
«Ah, ah! disse Rochefort, avete ragione; bisogna lasciar venire il signor di Beaufort.»
La sera stessa di quella conversazione si sparse voce esser giunto il Principe.
Era codesta una notizia semplicissima, naturale, eppure fece uno strepito immenso; si diceva essere stata commessa qualche imprudenza di parole da madama di Longueville, a cui aveva fatte delle confidenze il signor Principe, il quale tutti accertavano nutrisse per la sorella una tenerezza anche più grande che l’affetto fraterno, e queste confidenze svelavano tristi progetti per parte della regina.
La sera stessa dell’arrivo del signor Principe molti borghesi più avanzati degli altri, scabbini, capitani di quartiere, se ne andavano dai loro conoscenti dicendo:
«E perchè non dobbiamo prendere il re e metterlo nel palazzo della comunità?.... È mal fatto lasciarlo educare dai nostri nemici che gli danno cattivi consigli, mentre se fosse diretto dal signor Coadjutore succhierebbe massime nazionali ed amerebbe il popolo.»