«Sapete ch’è guerra, guerra civile, ardente, accanita, implacabile?
«Oh sì, sì, la guerra, rispose la sovrana; sì, voglio ridurre in cenere questa città ribelle; voglio estinguere il fuoco nel sangue; voglio che da un esempio spaventoso si eterni la memoria del delitto e del castigo; Parigi, io l’odio! lo aborro!
«Piano piano, Anna, eccovi digià sanguinaria! badate, non siam mica al tempo di Malatesta e dei Castruccio Castracani; vi farete decapitare, mia bella regina, e sarebbe peccato!
«Ridete!
«Rido pochissimo, io; la guerra è pericolosa contro un intero popolo; vedete vostro fratello Carlo I, sta male, male assai.
«Noi siamo in Francia, ed io sono spagnuola.
«Peggio, per Bacco! peggio! avrei più caro che voi foste Francese, ed io pure: saremmo meno odiati ambedue.
«Non ostante approvate?
«Sì, se scorgo possibile la faccenda.
«Lo è, ve lo dico io; fate i vostri preparativi per la partenza.