Lo illuminò un’idea subitanea, e disse:

«Per Diana! questa sarebbe azione di buona guerra».

Si avvicinò alla carrettella, osservò le armi ch’erano su gli sportelli e la livrea del cocchiere seduto a cassetta.

E l’esame gli fu tanto più facile dacchè il cocchiere se ne dormiva colle pugna chiuse.

«È propriamente la carrozza del signor Coadjutore, continuò; in parola, principio a credere che la Providenza sia a favor nostro».

Salì piano dentro al legno, e tirando il cordone di seta corrispondente al dito mignolo del vetturino ordinò:

«Al Palazzo Reale».

Quegli, destatosi ad un tratto, si diresse verso il luogo indicatogli, senza figurarsi che il comando fosse dato da un altro che dal suo padrone.

Lo svizzero si accingeva a serrare i cancelli, ma visto il magnifico cocchio, si persuase fosse una visita importante, e lasciò passare la carrettella, la quale si fermò sotto il loggiato.

Ivi soltanto il cocchiere si accorse che dietro al legno non erano i servitori.