S’immaginò che il Coadjutore avesse di essi disposto; saltò giù senza abbandonare le guide, e venne ad aprire.
D’Artagnan balzò a terra, e nel momento che il vetturino spaventato per non aver in lui riconosciuto il signor di Gondy retrocedeva un poco, egli lo afferrò pel collo con la mano sinistra, e con la diritta gli mise sul petto una pistola.
«Se ti provi a dire una parola, sei morto!» gli gridò.
L’altro dalla faccia di quello che gli parlava capì di esser caduto in un agguato, e restò con gli occhi aperti e la bocca spalancata.
Passeggiavano nel cortile due moschettieri; d’Artagnan li chiamò per nome.
«Signor di Belliere, disse ad uno, fatemi il piacere di prendere le redini da quel buon uomo, salire a cassetta, condurre la carrozza alla porta della scala segreta, e là aspettarmi; è per affare di premura, e relativo al regio servizio».
Il moschettiere, che sapeva essere il suo tenente incapace di scherzare in proposito di servizio, obbedì senza fiatare, abbenchè l’ordine gli sembrasse singolarissimo.
E d’Artagnan al collega di questo:
«Signor du Verger, ajutatemi a porre in sicuro quest’uomo».
Il du Verger credè che il tenente avesse arrestato qualche principe travestito, s’inchinò, e sguainata la spada accennò che era pronto.