Allora la regina entrò nelle proprie stanze. Le sue donne, cioè la di Bregy, la di Beaumont, la di Motteville e Socratina sua sorella, chiamata così a motivo della sua saggezza, le avevano recato nella guardaroba alcuni avanzi del pranzo, che usualmente le servivano di cena.
Anna diede i suoi ordini, parlò di un gran pasto offertole per il posdomani dal marchese di Villequier, indicò le persone che ella ammetteva all’onore di prendervi parte, annunziò per l’indomani pure una visita alla Val-de-Grace, dove aveva intenzione di far le sue devozioni, e diede a Beringhen, suo primo cameriere, le istruzioni acciò ve l’accompagnasse.
Terminata la cena delle dame, Anna finse di esser molto stanca e passò nella sua camera. La Motteville, che quella sera era di servizio particolare, vi andò pur seco e l’ajutò a spogliarsi. La regina si mise a letto, le discorse affettuosamente qualche minuto, e la licenziò.
In quel punto d’Artagnan giungeva nel cortile del Palazzo Reale con la carrettella del Coadjutore.
Dopo un momento ne uscivano le carrozze delle dame d’onore, e si chiudevano i cancelli.
Suonava mezzanotte.
Indi a cinque minuti, Bernouin bussava alla camera della regina, venendo dal passaggio segreto del ministro.
Anna andò ad aprire da sè.
Era digià vestita, cioè, si era rimesse le calze ed avvolta in una lunga mantellina.
«Siete voi, Bernouin? ella disse, v’è il signor d’Artagnan?