«Laporte, disse la regina, sarebbe tempo di far coricare il re».

Il re chiese di restar alzato, giacchè non aveva voglia di dormire.

Ma la regina insistè:

«Luigi, non dovete andare domattina alle sei a bagnarvi a Conflans? voi stesso lo avete domandato, mi pare.

«Avete ragione, signora, rispose Luigi e sono pronto a ritirarmi nella mia camera quando vi sarà piaciuto di baciarmi. Laporte, date il candeliere al cavaliere di Coislin».

La madre posò le labbra su la fronte bianca e liscia che l’augusto bambino le porgeva con una gravità che già sapeva alquanto di etichetta.

«Addormentatevi presto, ella disse, perchè sarete destato di buon’ora.

«Farò meglio che possa per obbedirvi, signora; ma non ho la minima volontà di dormire.

«Laporte, ordinò piano la sovrana, cercate qualche libro nojoso da leggere a Sua Maestà, ma non vi spogliate».

Il re uscì accompagnato dal cavaliere di Coislin, che gli portava il lume. L’altro fanciullo d’onore fu ricondotto al suo appartamento.