«Signor du Verger, rinchiudetevi con quest’uomo sinchè il signor Bernouin venga ad aprirvi; la guardia sarà piuttosto lunga e poco divertevole, lo so; ma capite, servizio regio.
«Ai vostri comandi, tenente, replicò il moschettiere vedendo che si trattava di affari serj.
«A proposito, terminò d’Artagnan, se colui procurasse fuggire o gridare, passategli la spada a traverso la pancia».
Il sottoposto fe’ un moto della testa che indicava che obbedirebbe puntualmente alle istruzioni.
Il tenente se ne andò con Bernouin.
Suonava la mezzanotte.
«Conducetemi nell’oratorio della regina, esso disse, avvertitela che io ci sono, e andate a piantare questo fagotto con un moschetto ben carico sul sedile della carrozza che attende appiè della scala segreta».
Bernouin introdusse nell’oratorio d’Artagnan, il quale vi si assise pensieroso.
Nel Palazzo Reale tutto era ito secondo il consueto: a dieci ore, conforme notammo, i commensali eransi ritirati; quelli che dovevano fuggire colla corte ebbero la parola d’ordine, e ciascuno fu avvisato di trovarsi fra mezzanotte e l’un’ora al Corso-la-Regina.
Alle dieci Anna si recò nelle stanze del re; Monsieur era stato appunto posto al letto, ed il giovine Luigi, rimasto ultimo, si divertiva a schierare in battaglia dei soldatini di piombo, esercizio che lo svagava di molto. Seco si trastullavano due fanciulli d’onore.