«Sire, tra poco lo sapremo, rispose d’Artagnan».
E si partì sollecito dalla stanza.
Andava crescendo il tumulto, e pareva avvolgesse tutto quanto il Palazzo Reale. Dall’interno si udivano grida di cui non si poteva comprendere il senso: erano però evidenti clamori a sedizione.
Il re mezzo vestito, la regina e Laporte, rimasero ciascuno nello stato e quasi nel posto in cui erano, ad ascoltare ed attendere.
Comminges, il quale in quella sera era di guardia al Palazzo Reale, accorse subito; aveva circa duecento uomini nei cortili e nelle scuderie, e li poneva a disposizione della sovrana.
«Ebbene? chiese Anna vedendo comparir di nuovo d’Artagnan, che v’è egli?
«Signora, ecco ciò che v’è: si è sparsa voce che la regina avesse abbandonato il Palazzo Reale conducendo via il re, ed il popolo domanda di aver la prova del contrario, e minaccia di demolire il palazzo.
«Oh! questa volta è troppo, ed io proverò loro che non sono partita».
Dalla cera della sovrana il tenente si accorse ch’era per dare qualche comando violentissimo, e le disse sotto voce:
«Vostra Maestà ha sempre fiducia in me?»