«E col legno del Coadjutore! disse la regina.

«Per Bacco! signor d’Artagnan, terminò Mazzarino, valete tant’oro quanto pesate».

LVI. Come a vendere della paglia, d’Artagnan e Porthos guadagnassero, uno duecentodiciannove luigi e l’altro duecentoquindici.

Mazzarino voleva sul momento avviarsi a San Germano, ma Anna dichiarò che attenderebbe le persone a cui avea fissato l’appuntamento. Soltanto essa esibì il posto di Laporte al ministro, il quale, avendolo accettato, passò dall’uno nell’altro legno.

Non senza ragione erasi sparsa voce che il re dovesse nella nottata abbandonar Parigi: dalle sei ore di sera erano messi alla confidenza dieci o dodici individui, e per quanta segretezza avessero usata, non aveano questi potuto dar gli ordini per la partenza senza che traspirasse qualche cosa. D’altronde ciascuna di tali persone ne aveva una o due altre a cui s’interessava, e siccome si teneva per certo che la regina lascerebbe Parigi con dei progetti di vendetta, così ognuno aveva avvertito gli amici o i parenti, e quindi la voce della fuga corse come un fumo di polvere per tutte le strade della capitale.

La prima carrozza arrivata, dopo quella della regina, fu quella del signor Principe; conteneva il signor di Condé, la signora Principessa e la Principessa vedova. Queste due erano state destate nella notte, e nemmeno sapevano di che si trattasse.

La seconda racchiudeva il duca d’Orleans, la duchessa, la grande Madamigella, e l’abate di la Rivière favorito inseparabile ed intimo consigliere del Principe.

Nella terza stavano il signor di Longueville e il principe di Conti fratello e cognato del signor Principe. Essi smontarono, si avvicinarono al legno del re e della regina, e presentarono a Sua Maestà i loro omaggi.

Anna cacciò lo sguardo sino in fondo alla carrozza di cui era rimasto aperto lo sportello e vide ch’era vuota.

«Ma dov’è mai madama di Longueville? domandò.