In tutta la radunata non impiegarono più di mezz’ora. Mousqueton, debitamente ammaestrato, fu posto alla direzione di quel traffico improvviso; gli fu raccomandato di non lasciarsi uscire di mano un filo di paglia al disotto di un luigi per ogni fascio.

Gli veniva affidata tanta paglia per il valore di luigi quattrocento e trenta.

Mousqueton tentennava il capo, e non intendeva un ette di quella speculazione.

D’Artagnan, portando tre fasci, ritornò al castello, dove tutti tremavano di freddo e cascando dal sonno guardavano con astio il re, la regina e Monsieur sui loro letti da campo.

All’entrare di d’Artagnan nel gran salone fu uno scroscio di risa generale; ma esso non mostrò tampoco di accorgersi d’esser l’oggetto dell’attenzione degli astanti, e si mise a disporre con tanta destrezza e buon umore il suo lettuccio di paglia, che faceva venire l’acquolina in bocca ai poveri insonniti, che non poteano dormire.

«Paglia! gridarono costoro; paglia! dove si trova un po’ di paglia?

«Ora vi ci conduco, disse Porthos».

E guidò gli avventori da Mousqueton, il quale dispensava generosamente i suoi fasci a un luigi l’uno. Questi pensarono essere un po’ caro, ma quando si ha molta volontà di dormire, chi non pagherebbe due o tre luigi qualche ora di un buon sonno?

D’Artagnan cedeva ad ognuno il suo letto, e quindi se lo rifece per sè dieci volte consecutive, e siccome si supponeva ch’egli avesse pagato da quanto gli altri il suo pacco di paglia, si cacciò in tasca così una trentina di luigi in meno di mezz’ora. Alle cinque ore della mattina la paglia valeva ottanta lire il pacco, ed anche non se ne raccapezzava più.

D’Artagnan aveva avuto cura di serbarsi da parte quattro fasci per sè; prese la chiave dello stanzino ove gli aveva nascosti, ed insieme con Porthos se ne andò a fare i conti con Mousqueton, il quale candidamente e da degno maggiordomo com’era, consegnò loro quattrocentotrenta luigi e se ne ritenne altri cento.