L’uffiziale si mosse tosto con una premura nella quale sembrò al nostro tenente vi fosse qualche cosa d’interessato.

Porthos si era appena sdrajato, e cominciava a russare armoniosamente secondo il suo consueto, ed eccolo sentirsi battere sulla spalla.

Credè che fosse d’Artagnan, e non si mosse.

«Da parte del ministro, disse l’uffiziale.

«Eh? che dite? domandò Porthos aprendo tanto d’occhi.

«Che Sua Eccellenza vi manda in Inghilterra, e il signor d’Artagnan vi aspetta nelle scuderie».

Porthos diede un sospiro, si alzò, prese il cappello, le pistole, la spada e il ferrajuolo, ed uscì mandando uno sguardo pien di rincrescimento al letto in cui si era proposto di riposare tanto bene.

Appena avea volte le spalle vi si era disteso sopra l’ufficiale; e non aveva egli passata la soglia, che il suo successore russava in modo da sbalordire. E ciò era naturale, dappoichè in quella riunione era egli il solo, oltre al re, alla regina e a Gastone d’Orleans, che dormisse gratis.

LVII. Vengono notizie d’Athos e d’Aramis.

D’Artagnan s’era recato a dirittura alle scuderie; si faceva giorno; riconobbe il suo cavallo e quello di Porthos legati alla mangiatoja, ma mangiatoja vuota; ebbe pietà delle povere bestie, e s’incamminò verso un cantone ove distingueva un po’ di paglia senza dubbio sottrattasi alla razzia notturna. Ma nel radunare col piede la paglia, la punta del suo stivale incontrò un corpo rotondo, il quale, tocco di certo in un luogo sensibile, diede un grido e si rizzò sulle ginocchia stropicciandosi gli occhi.