«È vero», approvò Porthos.
E si mise a correre per la camera come un uomo fuori di sè, gestendo e ad ogni poco levando la spada sino a due terzi fuori del fodero.
D’Artagnan rimaneva in piedi come chi sia nella massima costernazione e sul viso gli appariva somma angoscia.
«Ah! va male, ei diceva, Athos ci insulta; vuol morir solo, va male».
Mousqueton vedendo quelle due grandi disperazioni, piangeva in un cantone.
«Orsù, fece d’Artagnan, tutto questo non giova a nulla; partiamo, si vada ad abbracciar Raolo, come abbiamo detto, ed egli forse avrà ricevuto notizie di Athos.
«Veh! codesta è un’idea, rispose Porthos; in verità, caro d’Artagnan, non so come facciate, ma siete pieno d’idee. Si vada a dare un amplesso a Raolo.
«Guai a colui che in questo momento guardasse bieco il mio padrone! disse Mousqueton, non gli darei un danaro della sua pelle».
Montarono a cavallo e si avviarono. Alla porta S. Dionigi, i due amici trovarono gran concorso di popolo. Arrivava il signor di Beaufort dal Vendomese, ed il Coadjutore lo mostrava ai Parigini stupefatti ed esultanti, che con il detto di Beaufort si reputavano oramai invincibili!
I due compagni presero da una piccola strada onde non incontrare il principe, e furono alla barriera S. Dionigi.