«È vero, domandarono ad essi le guardie, che il signor di Beaufort sia giunto in Parigi?

«Verissimo, replicò d’Artagnan, e la prova si è che ci manda incontro al signor di Vendome suo padre, il quale deve pur capitare quanto prima.

«Evviva il signor di Beaufort!» gridarono le guardie.

E si trassero da parte rispettose a lasciar passare gl’inviati del gran principe.

Una volta fuor dalla barriera, si divorarono la strada coloro che non conoscevano nè stanchezza nè scoraggimento; i loro cavalli volavano, ed eglino non cessavano dal parlare di Athos e d’Aramis.

Mousqueton soffriva ogni tormento immaginabile, ma l’ottimo servo si consolava nel pensare che i suoi due padroni pativano ben altre pene.... conciossiachè era già al punto di considerare d’Artagnan qual suo secondo padrone, e gli obbediva anche più pronto ed esattamente che a Porthos.

Il campo era fra Saint Omer e Lambe. I due compagni fecero un mezzo giro sino al campo, e parteciparono minutamente all’armata la fuga del re e della regina pervenuta colà confusamente. Trovarono Raolo vicino alla sua tenda disteso sur un fascio di fieno di cui il suo cavallo tirava a sè di soppiatto alcuni fili. Il giovanetto aveva gli occhi rossi e sembrava abbattuto; ch’essendo tornati a Parigi il maresciallo di Grammont ed il conte di Guiche, egli poveretto! rimaneva isolato.

Indi a un momento Raolo alzando gli occhi vide i due cavalieri che lo esaminavano, e corse ad essi a braccia aperte.

«Oh! siete voi, cari amici? venite a prendermi? mi conducete via con voi? mi recate notizie del mio tutore?

«Non ne avete forse ricevute? gli domandò d’Artagnan.