I due avversari se ne andarono direttamente ai fossi Montmartre. Annottava quando vi giunsero. D’Artagnan pregò civilmente l’Elvetico di cedergli la stanza e non farsi più vedere: questi rifiutò con un moto della testa, e sguainò la spada.
«Allora dormirete qui; disse d’Artagnan, è un brutto alloggio, ma io non ci ho colpa, voi lo avete voluto».
E levò il ferro esso pure, e lo incrociò con quello del nemico.
Avea che fare con un pugno duro, ma la sua agilità superava qualunque forza.
La draghinassa del Tedesco non incontrava mai quella di d’Artagnan. Lo Svizzero ricevè due stoccate innanzi di accorgersene a motivo del freddo. Però ad un tratto la perdita del sangue e la debolezza da questa prodottagli lo obbligarono a sedersi.
«Là! gridò d’Artagnan, ve lo avevo detto? ci avete guadagnato di molto! ostinataccio!... Fortunatamente per voi, sarà il male tutto al più di una quindicina di giorni. State costì, e vi manderò subito i vostri panni per mezzo del cameriere.... A rivederci.... Oh! appunto, pigliate alloggio in via di Montorgueil al Gatto che passeggia; ci si ha buona tavola, se è sempre la medesima ostessa. Addio».
E se la ribattè allegro e svelto a casa; inviò le sue robe allo Svizzero, che il garzone trovò nello stesso posto ov’ei lo aveva lasciato, tuttavia dolente della fermezza riscontrata nel suo avversario.
Il cameriere, la locandiera, tutti in somma, ebbero per d’Artagnan i riguardi che si avrebbero per Ercole s’egli ricomparisse sulla terra a ricominciare le sue dodici fatiche.
Ma egli, quando fu solo con l’albergatrice, le disse:
«Ormai, bella Maddalena, sapete che distanza corre da uno Svizzero a un gentiluomo. Voi vi siete contenuta da vera locandiera. Peggio per voi, giacchè mediante questa condotta perdete la mia stima e la mia ricorrenza. Ho scacciato quel Tedesco per umiliarvi, ma non istarò più qui: non tengo dimora là dove ho disprezzo.... Ohi, giovanotto, portate la mia valigia al Moggio di Amore in via dei Bordonesi. Signora, addio».