E il corsiero, quasi comprendesse quelle parole, avvicinò le nari fumanti al volto del padrone, alzando le labbra e lietamente mostrando le zanne bianchissime.
«Sì sì, continuò il re toccandolo come per accarezzarlo, sì, Arturo, va bene, sono contento di te».
E con quella leggerezza che lo rendeva uno dei migliori cavalcanti d’Europa, Carlo si pose in sella, e volgendosi ad Athos, Aramis e di Winter, disse loro:
«Signori, vi aspetto».
Ma Athos stava in piedi, immobile, con gli occhi fissi e la mano stesa verso una linea nera, che seguitando lungo la riva della Tyne andava sino ad uno spazio doppio a quello del campo.
«Che linea è quella? jeri non la vidi! disse Athos a cui le ultime tenebre della notte a conflitto coi primi raggi del giorno non anco permettevano di ben distinguere.
«Sarà la nebbia che sorge dal fiume, rispose il re.
«Sire, è oggetto più compatto che un vapore.
«Difatti, scorgo come un argine rossastro! osservò di Winter.
«È il nemico ch’esce da Newcastle e ci circuisce! esclamò Athos.