«Eh! il re è in nostro potere.

«Sì, disse Aramis, per un infame tradimento».

Porthos, premendo il pugno all’amico, fece sorridendo:

«Eh! signor mio, la guerra si fa tanto con la forza che con l’arte: guardate».

Infatti, si scorgeva in tal momento lo squadrone che doveva proteggere la ritirata di Carlo avanzarsi ad incontrare il reggimento inglese, avvolgendo il re, che camminava solo e a piedi in un grande spazio vuoto. Il principe era in apparenza tranquillo, ma si discerneva bene quanto dovesse patire per sembrar tale; gli colava il sudore dalla fronte, e si asciugava le tempie e le labbra con un fazzoletto, che ad ogni volta gli si scostava dalla bocca macchiato di sangue.

«Ecco Nabucodonosor! strillò uno dei corazzieri di Cromvello, vecchio puritano a cui s’infiammarono le pupille all’aspetto di colui che veniva chiamato il tiranno.

«Che dite mai, Nabucodonosor? fece Mordaunt con uno spaventoso sogghigno. No! è il re Carlo I, il buon re Carlo, che spoglia i suoi sudditi per farsi loro erede!»

Carlo alzò il ciglio verso l’insolente che favellava in tal guisa, ma nol riconobbe.

Eppure la serena e religiosa maestà del suo volto fece abbassare lo sguardo a Mordaunt.

«Buon dì, signori, disse Carlo ai due gentiluomini che vide uno nelle mani di d’Artagnan e l’altro in quelle di Porthos; la giornata è stata infausta, ma non è vostra colpa, lode al cielo! Dov’è il mio vecchio di Winter?»