«È impossibile, disse d’Artagnan, noi siamo sotto gli ordini di Mazzarino.

«Lo so, e non vi pungo maggiormente; i miei ragionamenti nulla hanno prodotto; bisogna che siano stati cattivi se non hanno avuto alcun dominio sopra intelletti tanto giusti come i vostri.

«D’altronde, continuò Aramis, quando anche avessero fatto effetto, la migliore si è di non compromettere due ottimi amici quali sono d’Artagnan e Porthos. Non dubitate, signori, noi morendo vi faremo onore. In quanto a me, mi sento superbo di andare incontro alle palle ed anco alla corda con voi, Athos, giacchè mai non mi sembraste sì grande come quest’oggi».

D’Artagnan non diceva niente, ma dopo aver rosicato il gambo del fiore si rosicava le dita.

«Vi figurate forse, riprese alfine, che si voglia uccidervi? e perchè fare? che interesse si ha alla vostra morte? E d’altronde siete nostri prigionieri.

«Pazzo, pazzo! rispose Aramis, non conosci dunque Mordaunt? Ebbene, io ho ricambiata con lui una sola occhiata, ed in quella sua ho visto ch’eravamo condannati.

«Fatto sta che mi rincresce di non averlo strangolato secondo mi suggeriste, replicò Porthos ad Aramis.

«Eh, m’importa assai di Mordaunt! esclamò d’Artagnan, cospetto! se mi stuzzica un po’ troppo, lo schiaccierò io, quell’insetto! Non iscappate, è inutile, mentre, ve lo giuro, siete qui in sicuro quanto lo eravate venti anni addietro, Athos, voi in via di Feron, Aramis, voi nella via di Vaugirard.

«Oh! disse Athos stendendo la mano verso una delle due finestre colle inferriate che davano luce alla stanza, tra poco saprete che pensare, giacchè eccolo che corre in qua.

«E chi?