Ma quest’ultimo montò sullo stivale a Porthos, il quale allora conobbe che l’amico faceva da burla.

Mordaunt mise il piede sul primo gradino accanto alla porta, e col cappello in mano si accinse a passare fra i due camerati, accennando a’ suoi quattro uomini che lo seguissero.

«Per altro scusate, disse il tenente con un grazioso sorriso e posando la mano sulla spalla al giovane, se l’illustre generale Oliviero Cromvello ha disposto in favor vostro di quegli individui, vi avrà fatta di certo cotesta donazione per iscritto».

L’altro si fermò di botto.

«Vi ha dato qualche letterina per me, un fogliaccio qualunque, in somma che attesti qualmente siete qui in nome suo? Favorite consegnarmelo, acciò almeno io scusi con un pretesto l’abbandono de’ miei compatriotti. Diversamente, intendete, quantunque io sia sicuro che il generale Oliviero Cromvello non possa volere ad essi alcun male, ciò farebbe un pessimo effetto».

Mordaunt retrocedè, e sentendo la botta diede un’occhiata terribile a d’Artagnan; questi però vi rispose con la ciera più garbata e amichevole che potesse immaginarsi.

«Quando vi dico una cosa, fece Mordaunt, mi fate l’ingiuria di dubitarne?

«Io! io dubitare di ciò che voi dite? Dio me ne liberi, mio caro! anzi vi tengo per degno e perfetto gentiluomo, secondo le apparenze.... E poi, volete che vi parli schietto?

«Parlate.

«Il signor du Vallon qui presente è ricco, ha quarantamila lire di entrata, ed in conseguenza non tira ai denari; sicchè non discorro per lui, ma per me.