«Eh no! non giova a niente.
«Dunque, fatemi il piacere di pigliare la mia borsa che ho lasciata sul caminetto.
«State pur tranquillo».
Porthos si avviò con la sua flemma consueta alla scuderia, e passò framezzo ai soldati, i quali, comunque ei fosse Francese, non poterono astenersi dall’ammirare di lui l’alta statura e le membra robuste.
Sul canto incontrò Mousqueton, e lo menò via seco.
Allora d’Artagnan tornò dentro, fischiando un’arietta che aveva incominciata alla partenza di Porthos.
«Carissimo Athos, ho riflettuto ai vostri ragionamenti, ed essi mi hanno persuaso; m’incresce assolutamente di essermi trovato in questo affare. Voi lo diceste; Mazzarino è un furfante; sicchè io sono risoluto a fuggire con voi. Non fate calcoli, ma state pronti; le vostre due spade sono in un cantone, non le dimenticate, sono tali arnesi che nelle circostanze nostre possono essere utilissimi.... appunto questo mi fa ricordare della borsa di Porthos: eccola!»
D’Artagnan si ripose in tasca la borsa. Gli altri due lo stavano a guardare stupefatti.
«Ebbene, che v’è di sorprendente? disse il Guascone, lo domando a voi. Ero cieco, e Athos mi ha fatto veder chiaro: non v’è altro; venite qua».
I due gli si avvicinarono.