Per quanta voglia avesse Mordaunt di ricorrere alla violenza, era uomo da riconoscere per buone le ragioni addottegli da d’Artagnan. D’altronde la di lui fama gl’imponeva, e aggiungendosi a quella ciò che gli aveva veduto operare la mattina, vi riflettè seriamente. Di più, ignaro totalmente delle relazioni d’intrinseca amicizia esistenti fra i quattro Francesi, eransi dileguate tutte le sue inquietezze di faccia al motivo assai plausibile del loro riscatto.
Decise adunque di andare non soltanto a prendere il mandato, ma anche le duemila doppie per cui aveva egli stesso valutati i due prigionieri.
E così montò a cavallo, raccomandò al sergente di far buona guardia, e sparì.
«Bene! fece d’Artagnan, un quarto d’ora per andare alla tenda, per tornare indietro mezz’ora, è più che non ci bisogni».
E venutosene inverso Porthos senza dare indizio al sembiante di verun cambiamento, in modo che quei che lo consideravano attenti potessero credere ch’ei continuasse la medesima conversazione, e mirandolo ben fisso, gli disse:
«Amico Porthos, statemi a sentire. Prima di tutto, nemmeno una parola ai nostri amici di ciò che avete udito testè: è inutile che sappiano qual servizio ad essi noi rendiamo.
«Bene, capisco.
«Andate alla scuderia, vi troverete Mousqueton, porrete la sella ai cavalli e le pistole nelle sacche, e li condurrete nella strada di giù affinchè non vi sia più da salir sopra; al resto penserò io».
Porthos non fece obbiezioni, ed obbedì con la sublime fiducia che aveva sempre nell’ex-collega.
«Vado subito, rispose; ma, dico, ho da entrare nella stanza dove sono quei signori?