«Il vostro no? fece d’Artagnan vieppiù stupefatto.
«No, amico, replicò Athos con la sua voce per solito sì dolce eppur salda. Noi qui venimmo a difendere il re Carlo, lo difendemmo male, e ci rimane di salvarlo.
«Salvare il re!» esclamò il tenente.
E guatò Aramis.
Questi si limitò ad un cenno colla testa.
Sul volto a d’Artagnan comparve un che di compassione profonda; ei principiava a credere di aver da fare con due insensati.
«Athos, egli disse, non può essere che parliate da senno. Il re è in mezzo ad un’armata che lo conduce a Londra. Questa è comandata da un macellajo, o figlio di macellajo, poco importa, il colonnello Harrison. A Sua Maestà sarà fatto il processo appena giunto a Londra, io ve lo accerto; ho inteso abbastanza dalla bocca del generale Cromvello per sapere a che aspettarmi».
Athos ed Aramis ricambiarono un’altra occhiata.
«E fatto il processo, continuò d’Artagnan, non tarderà ad eseguirsi la sentenza. Oh sono genti che si disbrigano presto, quei signori puritani!
«Ed a qual pena supponete che il re sia condannato? chiese Athos.